PAGANESEVIRUS...STORIE EPIDEMICHE

PAGANESEVIRUS...STORIE EPIDEMICHE: DEL GIUDICE, L'ANTOGNONI DELLA PAGANESE !

07.04.2020 17:40

Ogni società calcistica ha dei cicli e la Paganese della "Prima Repubblica", se la vogliamo etichettare con una terminologia politica, si chiuse alla fine dell'estate 1989. L'ultima Paganese sotto la dirigenza della famiglia Cascone che per una quarantina d'anni aveva speso energie economiche e personali, in quel caso con il fratello di Vincenzo ossia Giovanni, scrisse la parola fine al termine del campionato di Promozione 1989-'90. La rinascita, in quell'estate post mondiali in Italia, avvenne con altri due fratelli Raffaele e Salvatore Iacuzio che, acquistando il titolo dello Stabia, piazzano il gagliardetto della "Nuova Paganese" nel girone B di Promozione, vista la mancata iscrizione. Si riparte da tre uomini cardini: il presidente Raffaele Iacuzio, il giovane tecnico Guglielmo Ricciardi ed un capitano, in campo e fuori, Antonio Del Giudice. E' l'asse portante della Paganese 1990-91 che ha voglia di risalire la china. A guidarla in campo un giovane "vecchio" come Del Giudice che così racconta alla collega Barbara Ruggiero sul nostro sito, nella rubrica Rewind il suo primo approccio con la Paganese: "Da piccolo avevo il mito della Paganese. Ricordo che spesso andavo al campo con la speranza che qualcuno più grande mi accompagnasse e mi facesse entrare a guardare la partita. Facile immaginare l'emozione di quando ho indossato la maglia azzurra da calciatore".

Antonio Del Giudice, per farlo comprendere ai più giovani, come carattere può essere accostato ai vari Zoff, Scirea, Pirlo, di poche parole...tanto parlavano il talento, indiscusso, l'eleganza e la signorilità. Il classico centrocampista, testa sempre alta, visione del gioco con lancio millimetrico, infallibile sui calci piazzati e dal dischetto: un Antognoni degli anni novanta. Ricorda nelle movenze, nel calcio dalla lunga e precisa gittata, la precisione sui calci piazzati, proprio il numero dieci, e non poteva averne altro sulle spalle, della Fiorentina simbolo dei viola e campione del mondo in Spagna nel 1982. E proprio così viene soprannominato in zona, già quando giocava nelle giovanili dell'Invicta Agro società della famiglia Iacuzio. "Avevo una vecchia amicizia di famiglia con il presidente Raffaele Iacuzio, mi vide giocare nel S.Egidio e mi disse: " Prendo la Paganese, vuoi venire a giocare con me?" A lui devo tutto".

Nella prima stagione scende in campo 28 volte su 34 e realizza 6 reti, la prima su rigore l'11 novembre del 1990, aprendo le marcature nella vittoria (1-2) a Boscotrecase. Nel giorno dell'Epifania '91 va a segno ancora dal dischetto a Boscoreale (0-2) e timbra il cartellino dei marcatori anche la domenica successiva, nella vittoria 2-1 con il Calvizzano e sempre lui il 3 febbraio pareggia il vantaggio iniziale della Sibilla Bacoli. L'ultima rete di quella stagione, nella penultima giornata di campionato, ultima casalinga, ancora nella vittoria sul Boscotrecase. Sei gol tutti pesanti. Antonio Del Giudice è il punto fermo anche per la stagione successiva, dove gli azzurri con il terzo posto hanno l'accesso al neonato campionato d'Eccellenza, dove la Paganese con Angri, Nocerina e Cavese vuole recitare un ruolo da protagonista. L'Antognoni di S.Egidio era un bel vedere in campo, ed io ho avuto la fortuna di vederlo all'opera, meno nelle mie trasmissioni: schivo com'era, impossibile riuscirci.

Nella stagione 1991-92 l'antidivo Del GiudiceCatapano a centrocampo illuminano le bocche di fuoco di quella squadra, Scala e Orlando, che vola verso la promozione in InterregionaleAntonio Del Giudice colleziona 29 presenze e 4 reti (Angri, 2 Quindicese, Poseidon). Così il capitano ricorda quella stagione: "Fu un anno di grandi soddisfazioni, dell'orgoglio di indossare quella maglia, erano gli anni dei derby a porte aperte, ci contendevamo la promozione proprio con la Cavese e avevamo quattro punti di vantaggio. A Pagani pareggiammo e mettemmo una seria ipoteca sulla promozione. Una stagione indimenticabile". Si affaccia in serie D nel campionato 1992-93, nella foto al fianco del tecnico Mammì che sostituì Ricciardi prima di lasciare il posto a Serra, con 25 presenze e 2 reti. La Paganese se la vede con formazioni siciliane, trionfa il Trapani di Santaniello che approda in C2, e laziali rincontrando, dopo i fasti della C, i gemellati del Frosinone. E' una Paganese che riconferma i vari Agostino Esposito in difesa, papà dell'attuale giovane attaccante dell'Inter Sebastiano EspositoMicera tra i pali, Alfonso Califano, Cinque e Gargiulo con gli innesti di Rufini e Piemonte. Arriva una sudata salvezza e Del Giudice va a segno curiosamente in due occasioni, entrambe, contro la formazione siciliana del Partinico dove gli azzurri rimediano due sconfitte.

La nuova stagione 1993-94 è la più avara di soddisfazioni in tutti i sensi: degli eroi del 91-92 restano in pochi, Esposito, Califano, Pietro Cerino e appunto Del Giudice che mette insieme solo sette presenze e nessuna rete. Serra lascia la panchina alla sesta giornata, dopo la sconfitta nel derby di Nocera ed il pari interno con il Campobasso, al più esperto Mario Schettino. Con il fantasista Michele Falanga inizia una rincorsa da record seconda solo al Benevento promosso in C2, e sconfitto 3-1 con una sua tripletta, che fa piazzare gli azzurri al decimo posto. Ma è un risultatao vano al termine della stagione perchè la Paganese non viene iscritta al campionato e termina l'avventura della famiglia Iacuzio in seno alla società. L'architrave del centrocampo, l'Antognoni della Paganese, cresciuto con il mito della maglia azzurrostellata, non abdica così e accetta di ripartire con la nuova prorpietà, del presidente Malet e poi Francione, anche in Eccellenza nella stagione 1994-95. In panchina è una girandola di inquilini tra Scarfato, il mito Jannucci e l'esperto Tano Vergazzola che conduce quella squadra al terzo posto finale alle spalle di Giovani Lauro e Gragnano. Si ritorna a calacare i campi di polvere e Del Giudice al fianco dell'inossidabile Alfonso Califano e del bomber Peppe Orlando, ritornato a Pagani, infila 25 presenze e 5 reti. In gol alla prima casalinga, anche se in quella stagione si gioca a S.Marzano per la ristrutturazione del Torre, su rigore nel 5-1 rifilato al Poseidon. Ancora dagli undici metri, nella vittoria con il Castel S.Giorgio 2-0 e con la stessa freddezza all'85' trasforma il penalty, sette giorni dopo, del 3-3 a Mercogliano contro l'Irpinia. Apre poi le marcature nella vittoria, 2-1, del 26 marzo 1995 contro il Solofra grazie al gol in extremis di Simbolo, una gran bella seconda punta, un mancino dal tocco vellutato.

Il capitano realizza la sua ultima rete in maglia zzurra il 23 aprile del 1995, nell'ultima trasferta di quel campionato, a Pontecagnano (0-1). Fa centro ancora su calcio di rigore, così come aveva realizzato la prima rete, 5 anni prima, a Boscotrecase e così come allora regalò la vittoria alla "sua" Paganese. Indossò la casacca azzurra, mito della sua gioventù, per la gara numero numero 114, il 1° maggio 1995 a Striano, dove gli azzurri disputarono le ultime due gare di quel campionato, realizzando 17 reti e battendo il Cilento per 4-0.

Peppe Nocera
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