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REWIND - CATAPANO, LA PROMOZIONE IN D E I TIFOSI: "UNA SERA VENNERO A PRENDERMI A CASA..."

Redazione
08.02.2018 18:02

«A distanza di anni, è impossibile dimenticare le emozioni della vittoria del campionato 1991/1992 e la conseguente promozione in serie D». Davide Catapano è uno dei protagonisti di quella promozione. In azzurrostellato dal 1990, il centrocampista ebolitano contribuì a quella vittoria con 26 presenze e 4 reti.

Perché quella promozione resta indimenticabile?
«Fu un anno e un momento molto particolare. Ricordo che i tifosi ci portarono a festeggiare in piazza Sant’Alfonso. Io, prima dell’esperienza a Pagani, non avevo percezione del rapporto viscerale tra i tifosi e una squadra di calcio. Ero ancora molto giovane e con poche esperienze con la tifoseria. Anzi, c’è un aneddoto particolare riguardo ai miei rapporti con i tifosi»…

Lo raccontiamo?
«Quando eravamo primi in classifica, al mio secondo anno a Pagani, un’emittente locale realizzò delle interviste a noi calciatori. Mi chiesero del mio rapporto con i tifosi. Io ingenuamente, ero ancora molto giovane, risposi che preferivo non avere rapporti con i tifosi, in generale. Non era un attacco ai tifosi della Paganese; lo dissi perché non avevo avuto mai contatti con tifoserie di questo livello, non certo perché non volessi avere rapporti con i tifosi azzurrostellati. Da allora, appena mi vedevano schierato in campo, mi fischiavano sistematicamente. E non capivo il perché: giocavo bene, facevo il mio dovere. Poi, dopo il derby con la Nocerina nel quale feci gol e feci fare gol, i tifosi mi spiegarono la situazione. In quel momento capii l’importanza della figura del tifoso e del legame profondo della squadra di Pagani con la tifoseria».

Da quel momento in poi come furono i rapporti con i tifosi?
«Una sera mi vennero a prendere a casa, a Eboli, perché non ero venuto a Pagani a fare allenamento. Mi chiesero di tornare e io li rassicurai. Addirittura uno dei tifosi mi disse che al figlio la sera cantava sempre la canzone che a Napoli avevano dedicato a Maradona cambiando il nome di Maradona con quello di Catapano. Tutto questo è indicativo dell’attaccamento dei tifosi alla squadra».

Lei è stato anche uno dei protagonisti dello storico derby tra Paganese e Real Paganese: cosa ricorda di quella stagione?
«Sì, tornai a Pagani nel 1996/1997 alla Real Paganese. Ricordo che vincemmo entrambi i derby. Di quella stagione ho un ricordo più nitido: ci classificammo secondi in classifica e poi andammo a giocare gli spareggi per la promozione».

Ha segnato tanti gol con la maglia della Paganese: qual è quello che ricorda con maggiore piacere?
«Tecnicamente ne ricordo tanti. Ma purtroppo nessun mio gol è stato determinante; mi avrebbe fatto piacere segnare una rete decisiva per entrare nella storia della Paganese».

Il rapporto umano più bello dell’esperienza a Pagani?
«Io ero amico del figlio dell’indimenticato presidente Iacuzio, Luigi: abbiamo fatto il militare assieme. Poi in occasione della presentazione del libro lo scorso anno ho rivisto con piacere Gargiulo, Califano, Del Giudice, Orlando. E poi devo dire una cosa che mi piace sempre ricordare: mi sono trovato benissimo con i “miei” presidenti: Iacuzio, Lombardi e Campitiello. Non abbiamo mai avuto problemi. E sulla mia strada ho trovato sempre allenatori comprensivi: non sono mai stato un calciatore professionista e ho sempre lavorato e giocato in contemporanea. Allora era fondamentale trovare allenatori che mi conoscessero e mi permettessero di allenarmi a casa o comunque non tutti i giorni. E in questo sono stato fortunato».

Sulla Paganese di oggi cosa si sente di dire?
«In realtà sto seguendo poco quest’anno. Ora alleno dei ragazzi allievi provinciali a Eboli. Ma spero che la Paganese possa mantenere la categoria e superare ogni difficoltà. La piazza merita il meglio».

Barbara Ruggiero
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