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REWIND - GENCO E L'ANNO D'ORO: "A PAGANI MI RIUSCIVA TUTTO. TRAPANI E' UN PASSIONALE"

05.04.2018 17:04

«Non sono mai stato un goleador; ma ricordo che in quella stagione realizzai il mio record in termini di reti segnate». Stagione 2003/2004, la prima della presidenza Trapani. Tra i nomi della rosa spicca quello di Roberto Genco, trenta presenze e nove gol all’attivo: «Una stagione piena di ricordi belli per quello che mi riguarda», dice Genco.

Un anno indimenticabile a quanto pare...
«A me è sempre piaciuto far realizzare i gol più che farli in prima persona. Non so in quella stagione cosa accadde: ero in buona forma, tutto quello che toccavo diventava oro, mi riusciva tutto. E so che ho lasciato un buon ricordo a Pagani. Ebbi uno stiramento al ginocchio e giocai spesso anche in condizioni precarie, stringendo i denti: volevo esserci perché la piazza lo meritava. Se non ci fosse stato quell’intoppo, avrei potuto fare di più».

Com’era il rapporto con la piazza?
«Ero apprezzato dalle persone, non solo per i gol; ero uno che sudava la maglietta e so che la tifoseria ci tiene molto a queste cose. Forse anche per questo ero un idolo. In fondo mi diedero la fascia di capitano proprio per questo: lo diventai a stagione in corso grazie a Fabio Marrazzo».

Raccontiamo questo aneddoto?
«Non ricordo chi fosse capitano prima di me. Fabio Marrazzo, un paganese purosangue, era il nostro capitano nello spogliatoio e gli riconoscevamo il fatto che rappresentava la città pur giocando poco. Fu lui a darmi la fascia da capitano: disse che la meritavo per l’impegno».

C’è il ricordo di un gol che porta nel cuore?
«Un gol proprio no. Vincemmo una partita a Caivano, contro la Boys Caivanese, e io segnai una doppietta. Al secondo gol, mi pare fosse un pallonetto al portiere dopo un’azione in contropiede, fui applaudito anche dal pubblico di casa, alcuni si alzarono in piedi. È una di quelle cose che ti capitano poche volte nella vita. Più che un gol, ricordo una prestazione eccezionale».

Torniamo ai rapporti personali: qual è il legame che ricorda con maggiore piacere di quell’esperienza?
«Sono rimasto molto legato a Marco Puleo, Fabio Marrazzo e Marco Trotta, che poi andò via a stagione in corso. Con Puleo l’anno scorso a Città di Castello in Serie D abbiamo fatto anche un’esperienza lavorativa insieme: io come allenatore e Marco come preparatore dei portieri».

Di cosa si occupa oggi?
«Da cinque anni alleno i giovani. Mi diverto, c’è molto da lavorare con i giovani».

E sulla Paganese di quest’anno cosa si sente di dire?
«Sto seguendo poco perché sono sempre impegnato con i ragazzi. Conoscevo il primo allenatore, Matrecano, conosciuto a Foggia nel periodo di Zeman. So che è una stagione un po’ travagliata. Ma il problema della programmazione è comune a tutti oggi nel calcio. Conosco Raffaele Trapani, ho vissuto a Pagani nel suo primo anno da presidente. L’ho sempre visto come Berlusconi e Moratti, come chi dà tutto per la propria squadra. Raffaele è un tifoso prima ancora che presidente. So che ha dato e sta dando tutto per questa città: d’altronde sono anni che mantiene la squadra in LegaPro. Quando sento che oggi c’è poca gente allo stadio, mi meraviglio perché ricordo le emozioni, l’entusiasmo e la folla nel 2003. Vi auguro il meglio».

Barbara Ruggiero
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