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REWIND - MALATRASI: "QUI MI SONO SENTITO VERAMENTE A CASA. ERA TUTTO PERFETTO, CHE SIMBIOSI SQUADRA E PUBBLICO"

Redazione
16.02.2018 21:02

«In quattro anni e mezzo a Pagani sono successe tantissime cose. Il periodo in cui sono stato alla Paganese non era dei migliori: ricordo il terremoto, gli omicidi di Torre e De Risi. Però poi con il tempo tendiamo a rimuovere le cose più brutte e a ricordare solo quelle piacevoli, per fortuna»
Massimo Malatrasi, centrocampista, ha indossato la maglia della Paganese dal 1979 al 1983: anni indelebili per la storia della compagine azzurrostellata ma anche per i calciatori. 

Proviamo a scegliere il ricordo più bello della sua esperienza in azzurrostellato?
«Professionalmente, scelgo il mio gol contro il Brindisi in C2 nel 1979: era qualche giorno prima di Natale. Vincemmo quella partita con due reti a uno e quei punti ci consentirono di passare al primo posto in classifica, sorpassando proprio il Brindisi. Tornammo a casa per Natale tutti molto felici».

E il ricordo più bello sul piano privato?
«Eravamo dei ragazzini poco più che ventenni e quello già di per sé è un periodo fantastico. Poi ci sono tanti ricordi: c’era un posto in cui andavamo a mangiare, il ristorante Sarviuccio, da Generosa, nel centro storico della città: ci sentivamo trattati come a casa. Generosa era come una sorella più grande e la mamma ci trattava come figli: questa è una delle cose che mi è rimasta più impressa. Passavamo tanto tempo al bar di Alfonso Vitelli: quello era proprio il nostro bar. Vivevamo la città sempre: abitavamo lì prima di trasferirci a Vietri sul Mare. Resta memorabile il rapporto particolare con il popolo paganese: persone di una bontà d’animo e di una generosità straordinaria». 

Il legame più bello di quegli anni?
«Era tutto perfetto: squadra e pubblico erano molto uniti. Sentivamo l’affetto delle persone intorno a noi. Io a Pagani mi sono sentito veramente a casa. C’era un equilibro molto bello tra i compagni di squadra e un ottimo rapporto con la città. Potrei citare Lino Grassi e Marco Fracas con cui abbiamo condiviso tante avventure. Con Fracas eravamo pure militari assieme: ero molto legato a lui, facevamo quasi coppia fissa. Abbiamo combinato tantissime goliardate assieme. Non posso raccontarle purtroppo; la nostra vittima predesignata era Truddaiu. Però la squadra era unita; oggi in campo vedo spesso persone egoiste, che non pensano al gruppo. Noi ci aiutavamo tanto». 

Quelli sono stati anni particolari per la storia di Pagani: terremoto, omicidio Torre e De Risi. Come furono vissuti dai calciatori?
«Il terremoto, per esempio, fece emergere valori positivi per noi: ricordo grande solidarietà e partecipazione. Fu un periodo molto duro: io, Fracas e Trevisan eravamo militari e andavamo avanti e indietro tutti i giorni tra Napoli e Caserta. Ci sono tanti ricordi amari legati a quel periodo, anche se con il tempo si tende a ricordare solo il meglio». 

Qual è, oggi, il suo rapporto con il mondo del calcio?
«Abito a Cattolica. Ho trovato moglie qui e sono rimasto, pur essendo di origini venete. Mi occupo di moda, sono stato per anni in America e ho girato parecchio. Il calcio purtroppo ora posso guardarlo solo in tv: un problema alle ginocchia mi impedisce anche la partitella settimanale con gli amici. Ma non sto mai fermo: mi tengo in forma comunque anche con la bici». 

Da quanto tempo manca a Pagani?
«Venticinque anni. Tanto, troppo tempo. Mi sono ripromesso di tornare: c’è mio figlio che vuole vedere questa città visto che ne sente tanto parlare. Però incontro spesso dei paganesi a Cattolica, specie d’estate. È sempre bello fermarsi a parlare dei vecchi tempi. Quest’anno ho visto anche una partita della Paganese in tv e ogni domenica vado sempre a guardare i risultati per commentarli poi con Lino Grassi: la Paganese resta il nostro trait d’union». 

Barbara Ruggiero
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