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REWIND - IL TALISMANO RISI S'AFFIDA A DE SANZO: "MI AUGURO SALVI LA PAGANESE"

Redazione
07.03.2018 12:03

«Ero reduce dalla vittoria del campionato con la Cavese, era stato l’anno della tragica morte di Catello Mari e mai avrei pensato di vincere dopo appena un anno un altro campionato a Pagani». Claudio Risi è uno degli artefici del ritorno in C1 della Paganese nel 2007. Ha indossato la maglia della Paganese nella stagione 2006/2007: venti le sue presenze e una rete all’attivo, realizzata in casa del Cuoiopelli giocando con una vistosa mascherina (nella foto).
Risi oggi vive e lavora a Napoli dove, assieme a Paolo Cannavaro, Donato Poziello e Giuseppe Vives, ha messo su un’azienda che cura lo scouting nel mondo del calcio con l’occhio elettronico: «Durante una partita un osservatore può distrarsi e comunque una sola gara può non essere indicativa. È fondamentale l’occhio di impianti hardware: si tratta di un percorso formativo con le immagini che aiuta anche i giovani atleti a correggere gli errori», spiega.

Qual è il ricordo più vivo della stagione a Pagani?
«Per come andarono le cose, senz’altro la vittoria contro la Reggiana dopo un’azione rocambolesca. Quella è l’emozione ancora forte. Il destino, dopo la vittoria di Cava e la tragedia di Catello, volle che quell’anno la Paganese vincesse il campionato. A dire il vero, credevo fosse impossibile conquistare sul campo due promozioni una dopo l’altra».

Ci fu un momento in cui vi rendeste conto che l’impresa della promozione non era impossibile?
«Solitamente una neo promossa si dà da fare per costruire una rosa competitiva per la categoria. Invece ricordo che quell’anno la Paganese si superò: il direttore portò a Pagani profili di calciatori molto bravi, alcuni li conoscevo perché avevano giocato con me anche in passato. Mi resi conto proprio in campionato contro la Reggiana, pur perdendo la partita, che eravamo bravi e che avremmo fatto buone cose in quella stagione».

Qual è il rapporto umano più bello di quell’esperienza?
«Ci sono persone che mi hanno dato tanto dal punto di vista umano e calcistico. Penso a Fabio De Sanzo. Ma anche a Marco Fummo e Francesco Scarpa, con cui ho giocato anche in altre piazze».

Il rapporto con i tifosi?
«Ho vissuto quasi tutta la tifoseria campana e posso dire che la cultura sportiva è molto radicata nei nostri territori e non è da meno alle tifoserie più blasonate. Ho ottimi ricordi: Pagani è una piazza esigente che io ho vissuto in un periodo positivo».

C’è un aneddoto particolare della tua esperienza a Pagani che ti piace ricordare?
«Ce ne sono tanti. Ricordo benissimo l’ansia di mister Palumbo prima di ogni partita. Noi eravamo coscienti e consapevoli delle nostre possibilità, ma lui era troppo ansioso. Poi ogni volta che sento Fabio De Sanzo mi ricorda quando io e lui ci intendevamo alla perfezione, stendendo qualche avversario blasonato per prenderci la palla. Bei ricordi, davvero!»

De Sanzo oggi è a Pagani da allenatore…
«Auguro alla Paganese che con il buon “kazzimma” in panchina riesca a fare un ottimo finale di stagione. Mi rendo conto che i risultati non sono positivi, ma sono fiducioso: in passato, quando la squadra stentava, si è sempre ripresa nel finale di stagione. Speriamo bene!»

Barbara Ruggiero
© Paganesemania - Riproduzione riservata

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