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REWIND - PANINI, LE RETROCESSIONI E L'ANSIA DI PALUMBO: "SPERO DI AVER LASCIATO BUON RICORDO"

16.03.2018 17:03

«Purtroppo sono stato a Pagani in due annate non proprio brillanti; anzi, un po’ sfortunate». Manuel Panini, difensore centrale, classe 1983, ha indossato la maglia della Paganese dal 2009 al 2011: due annate sfortunate, dice, culminate con due retrocessioni. «In entrambe le stagioni – racconta – è andata male: il primo anno retrocedemmo dopo i play out con il Viareggio, anche se poi fummo ripescati; e il secondo anno ci classificammo ultimi».

Due anni e due retrocessioni: c’è un ricordo indimenticabile di quel periodo?
«Ricordo con piacere il primo anno. Sul finale di campionato facemmo buoni risultati, riuscendo a evitare la retrocessione diretta proprio quando tutti ci davano per spacciati. Vincemmo contro il Novara fuori casa e fummo autori di un’ottima prestazione in casa contro il Perugia. Retrocedemmo con i play out ma senza perdere: il Viareggio, dopo due pareggi, fu favorito e si salvò perché aveva una migliore posizione in classifica. In quei due campionati fummo inseriti in gironi con squadre blasonate: la Paganese aveva ottimi elementi ma era una Lega Pro diversa da quella di oggi, direi senz’altro più difficile».

Il rapporto umano più bello dell’esperienza a Pagani: con chi?
«Il mister, Pino Palumbo: una persona vera, uno che con il mondo del calcio di oggi ha davvero poco a che fare. È una persona sincera, uno che è difficile trovare oggi nel nostro mondo. Ci siamo sentiti spesso anche negli anni successivi e per un breve periodo ho giocato ancora con lui a Sarno. E poi c’è la figura del direttore, Filippo Raiola».

Qualcuno ha ricordato soprattutto l’ansia pre partita di mister Palumbo: ci racconti qualche episodio?
«Preparavamo tutto durante la settimana e la domenica il mister avrebbe solo dovuto dare la formazione. Invece, ricordo che durante il ritiro a Sarno riempiva la sala di fogli enormi, indicando le punizioni, i calci d’angolo, tutto quello che avevamo preparato già bene durante la settimana. Ci dava il colpo finale di ansia e, se non ti vedeva attento, ti “interrogava”. Palumbo resta una persona straordinaria per me».

E il rapporto con i tifosi?
«Sono sempre stato un calciatore tenace, anche se quelli di Pagani sono stati due anni difficili. Ricordo contestazioni anche severe; ma io ho sempre sentito il calore dei tifosi. Loro hanno capito che ho sudato sempre la maglia, come giustamente vogliono. Mi spiace solo che sono stati due anni sfortunati. Spero che il loro ricordo di me sia positivo come lo è il mio di Pagani e della Paganese».

Il tuo rapporto con il mondo del calcio oggi.
«Gioco vicino casa, con l’Albalonga e continuo a essere un appassionato di calcio, con particolare attenzione per le squadre in cui ho giocato».

Un commento su questa annata della Paganese?
«So che non è un buon periodo. A tratti questa annata mi ricorda il mio primo anno a Pagani. Spero che la squadra riesca a tirarsi fuori dai bassifondi della classifica e so che il potenziale per riuscire nell’impresa c’è. La Paganese tra i professionisti è oramai una solida realtà e bisogna lottare per mantenere un livello che la piazza merita».

Barbara Ruggiero
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