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REWIND - IZZO E UN ALTRO CALCIO: "CHE AMBIENTE A PAGANI! UN GRANDE SEGUITO, A PRESCINDERE DAL RISULTATO"

Redazione
01.02.2018 11:02

«Ho vissuto un altro tipo di calcio, con un rapporto diverso tra giocatori e società: ai miei tempi non avevamo i procuratori, ci gestivamo da soli e si creava un rapporto di stima e rispetto anche con i dirigenti». Domenico Izzo, centrocampista originario di Pompei (nella foto è il primo da sinistra seduto), ha vestito per due stagioni la casacca della Paganese: dal 1984 al 1986. Dopo l’esperienza a Pagani, è stato a Nola e a Castellammare.

Qual è il ricordo più bello dell’esperienza a Pagani?
«L’ambiente di sicuro. Il primo anno c’era Angelo Mammì ad allenarci: era un tecnico all’avanguardia, giocavamo un bel calcio. Eravamo una squadra molto giovane. Il ricordo più bello sta anche nel rapporto che c’era con la società: oggi nel mondo del calcio i procuratori la fanno da padrone; a quell’epoca era tutto molto più genuino, come i sentimenti di rispetto e di stima che si instauravano con i dirigenti».

E il secondo anno?
«Ci salvammo con mister Fontana. E quell’anno fui capocannoniere della squadra».

Non male per un centrocampista…
«Capocannoniere con quattro gol! Quella stagione partì male ma per fortuna riuscimmo a salvarci: fu una fatica ma riuscimmo nell’impresa».

Quale fu il segreto di quella salvezza?
«Il gruppo. Lavoravamo uniti, compatti. Per noi la partita era sacra; non riportavamo in campo eventuali problemi o difficoltà. Avevamo un accordo: in campo dimenticavamo tutto per dare il meglio di noi stessi. Era una questione di rispetto per noi e per lo sport».

Erano tante le difficoltà di quegli anni?
«C’erano sicuramente difficoltà economiche anche in quel periodo. Vi racconto un aneddoto: quando avevamo allenamento alle 15, io partivo da Pompei alle 13 per arrivare prima e scegliere l’abbigliamento meno rovinato dalla cesta che ci preparava accuratamente Franchino Daniele, all’epoca nostro magazziniere. Eravamo una squadra molto unita che giocava solo ed esclusivamente per la maglia».

Com’era giocare a Pagani a metà anni Ottanta?
«Le persone ci seguivano sempre, ricordo la folla allo stadio anche in occasione degli allenamenti. A quei tempi la serie C era meno seguita dai media e per essere informati bisognava leggere i giornali o venire allo stadio. Agli allenamenti c’erano sempre due-trecento persone che ci seguivano a prescindere dal risultato. Pure le critiche erano costruttive. In quegli anni mi sono sentito davvero parte integrante della città».

Il legame più bello di quegli anni?
«In tutta la mia vita calcistica ho sempre creduto che fosse importante la persona più che il professionista. E sono sempre andato d’accordo con tutti: dai tifosi fino ai dirigenti, passando per i compagni di squadra. Poi io sono uno che ha dato sempre il massimo e se ti impegni tanto ti apprezzano tutti».

Ma Izzo che rapporti ha oggi con il mondo del calcio?
«Diciamo che non ho mai cercato lavoro in questo mondo. Ho una scuola calcio con il Club Napoli: mi piace stare con i bambini e credo sia più stimolante di cercare un posto come allenatore. Ho fatto parte di un calcio diverso; se mi fermo a pensare, credo che non riuscirei a giocare oggi. Ho giocato diciotto anni in serie C, ogni anno con contratto annuale; e non ho mai chiesto nulla di diverso. Il mio giudice e procuratore è stato sempre il calcio».

Sta seguendo le vicende della Paganese in questo campionato?
«Manco a Pagani da un po’ di tempo ma seguo sempre le sorti della Paganese. So delle difficoltà momentanee della squadra ma spero che la Paganese venga fuori quanto prima da questa precaria situazione che non merita assolutamente».

Barbara Ruggiero
© Paganesemania - Riproduzione riservata

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